Editoriale - La medicina legale e forense umana e veterinaria: una sinergia da coltivare
Abstract
Il panorama delle Scienze forensi contemporanee sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata dal superamento dei rigidi confini disciplinari a favore di una visione olistica e integrata. In questo contesto, il seminario organizzato dal Gruppo Italiano di Patologia Forense (GIPF), intitolato "Lesioni da animali: Patologia forense umana e veterinaria", che si è tenuto a Bologna il 12 e 13 dicembre 2025 presso l'Aula Magna di Anatomia Umana dell’Alma Mater Studiorum, rappresenta non solo un evento scientifico di rilievo, ma una vera e propria pietra miliare per il consolidamento del dialogo tra la medicina legale umana e la medicina veterinaria forense.
L'esigenza di un'interazione tra queste due branche della Medicina nasce dalla complessità dell’approccio moderno, votato alla multi e interdisciplinarità dei casi giudiziari. Nella scena del crimine l'animale non è più considerato un mero oggetto, perché se ne sta progressivamente comprendendo e valorizzando il ruolo utile per comprendere la dinamica dei fatti, sia esso la vittima, l’aggressore o il testimone biologico.
La medicina legale e forense veterinaria, disciplina in rapida evoluzione, applica i principi rigorosi della patologia e delle scienze mediche alle questioni di interesse legale che, in maniera diretta o indiretta, coinvolgono animali delle più diverse specie, ricalcando e rielaborando il percorso metodologico consolidato della medicina umana con le tecniche di istopatologia, di radiologia, di genetica, di tossicologia, di anatomia patologica.
La collaborazione interdisciplinare è particolarmente evidente nella gestione delle lesioni provocate da animali. Quando un attacco coinvolge l'uomo, l'analisi morfometrica delle ferite condotta dal medico legale deve necessariamente integrarsi con l'esame necroscopico e il profilo etologico dell'animale aggressore, attività di competenza del patologo veterinario, con l’ausilio di esperti in imaging, tossicologi e genetisti forensi. Soltanto un’attività sinergica può consentire di ricostruire la dinamica dell'evento, identificando la specie coinvolta e, auspicabilmente, il singolo individuo aggressore. Questo si traduce nella necessità di superare i limiti professionali e istituzionali per costruire una rete di cooperazione che includa patologi umani, medici veterinari, biologi, chimici e rappresentanti delle forze dell'ordine.
L’iniziativa promossa dal Gruppo Italiano di Patologia Forense, dal Master di Medicina Legale e Forense Veterinaria, dal Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita (Quvi) e dal Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC) dall'Alma Mater Studiorum, ha posto basi concrete per iniziare, in maniera non occasionale e sporadica, una proficua e duratura collaborazione sia in ambito scientifico che forense tra medici legali e patologi forensi umani e veterinari.
I contributi scritti raccolti in questi atti ne rappresentano un primo risultato, con l’esposizione di casi nei quali l’interdisciplinarietà si è concretamente ed efficacemente realizzata. Il carattere applicativo dei contributi è solo una testimonianza parziale di quanto è emerso durante i lavori, con un entusiasmo e un vivo interesse, non trasferibile sulla carta, che hanno caratterizzato anche le relazioni tematiche del primo giorno del Seminario e che, purtroppo, non sempre qualificano le collaborazioni scientifiche e professionali.