Lesione vascolare fatale da morso di cane in un infante: ruolo della vulnerabilità anatomica della vittima e della dinamica della aggressione dell’animale, un case report
Abstract
Introduzione
Le lesioni da morso di cane rappresentano un ambito peculiare della medicina forense: l’analisi della lesività è complessa, poiché coesistono lesioni da punta, da taglio nonché da strappamento per lo più conseguenti a movimenti reciproci tra la vittima e l’autore del morso. Lo studio del quadro lesivo deve tenere conto sia della tipologia dell’agente lesivo, che del suo impatto sulla vittima.
Si descrive il caso di un bambino di 19 mesi deceduto per emorragia acuta in seguito a morso di cane domestico (molossoide di grande taglia) inferto alla radice della coscia destra, con tutta probabilità per gioco: un esempio di come dinamiche non finalizzate ad uccidere possano comunque determinare esiti letali.
Materiali e metodi
La consulenza tecnica è stata comprensiva di sopralluogo, esame esterno del cadavere con repertazione degli indumenti, mappatura delle lesioni sul corpo e messa in evidenza della lesione letale con dissezione dei tessuti molli ed isolamento del vaso lesionato; analisi morfologica del pattern lesionale, confronto con impronte di morso canino e valutazione di compatibilità con l’intenzione di afferramento anziché di offesa.
Risultati
Gli indumenti del bambino presentavano numerose piccole soluzioni di continuo a margini regolari e non sfrangiati, distribuite su maglia, body, pantaloni e pannolino, tutte grossolanamente rotondeggianti, di ridotte dimensioni e prive di segni di trazione o lacerazione. L’esame esterno del cadavere ha fatto rilevare numerose aree rosso-violacee ed aree disepitelizzate diffuse al capo, al tronco e alle radici degli arti, molte con aspetto figurato; n.9 soluzioni di continuo al dorso, al braccio destro, alla radice e alla piega inguinale dell’arto inferiore destro e al gluteo destro, tutte compatibili con lesioni da punta determinate dall’azione contusiva e penetrante di un corpo contundente di limitate dimensioni, identificabile con un dente di cane. Veniva quindi ampliata la soluzione di continuo presente alla piega inguinale destra rilevando che, alla sola profondità di 1,8 cm, si individuava l’arteria femorale destra, che risultava sezionata in senso longitudinale. La morte sopraggiunse per anemia meta emorragica acuta conseguente alla sezione di tale vaso.
Conclusione
La vulnerabilità anatomica di un bambino di 19 mesi, ovvero ridotte masse muscolari e tissutali e decorso più superficiale di strutture vascolari vitali, ha contribuito in modo determinante alla gravità dell’esito; la lesione penetrante rinvenuta in corrispondenza della piega inguinale risultò fatale proprio per la particolare suscettibilità anatomica della vittima. Le restanti lesioni rinvenute sul corpo, per lo più figurate, erano compatibili con numerosissimi morsi di cane verosimilmente inflitti allo scopo di afferrare il bambino in atto di gioco irruento: a supporto di tale tesi vi è lo studio degli indumenti, che presentavano piccole soluzioni di continuo prive di segni di trazione o lacerazione, e quindi compatibili con perforazioni prodotte da morsi volti ad afferrare e non a lacerare con intenti letali, e al successivo trascinamento.