Su di un caso indeterminato di mutilazione genitale fatale dovuta a lesioni da arma bianca e morso di cane
Abstract
Introduzione
I casi di mutilazione genitale maschile includono un ampio spettro di lesioni possibili e possono derivare da azioni auto-inflitte, da violenza interpersonale, da eventi accidentali ma anche dall’attacco di animali e possono verificarsi sia ante che post-mortem. Viene qui riportato un raro caso di amputazione genitale verificatosi nel 2001, in cui un cane vomitava parte degli organi riproduttivi del suo proprietario.
Materiali e metodi
In una tarda mattinata di settembre, un uomo di 81 anni, proprietario di un cane di media taglia, veniva ritrovato in una pozza di sangue nel cortile di casa propria in posizione supina ed in stato di incoscienza dal personale dei servizi sociali da cui era seguito. La vittima, che indossava soltanto una canottiera macchiata di sangue nella sua parte inferiore e presentava un copioso sanguinamento a livello della lesione genitale, veniva trasportato immediatamente in ospedale.
All’arrivo del medico legale e delle forze dell’ordine, erano già presenti sulla scena diversi familiari dell’uomo. Non venivano rinvenuti sulla scena altre tracce ematiche, armi bianche, né possibili segni di lotta.
Il cane della vittima veniva condotto al canile comunale, tuttavia, durante il trasporto, vomitava del materiale in cui venivano riconosciuti frammenti di organi genitali maschili.
Il soggetto, operato in urgenza (esplorazione e pulizia della ferita, sutura dei corpi cavernosi, uretrostomia e posizionamento di catetere vescicale) e trasferito in unità di terapia intensiva, andava comunque incontro a decesso due giorni più tardi, senza mai riprendere coscienza.
Secondo il verbale di sala operatoria, i margini della ferita erano irregolari ed infiltrati di sangue nella parte craniale e netti in quella caudale, mentre a detta del personale del 118 non vi erano tracce di sangue sulle mani della vittima al momento del soccorso.
In sede di autopsia veniva confermata un’infiltrazione ematica dei margini della ferita (desuturata) più marcata nella porzione craniale rispetto a quella caudale della lesione. Si osservavano alcune piccole abrasioni lineari e parallele tra loro a livello della regione trocanterica e dell’inguine destri e sul versante mediale della coscia sinistra, mentre non venivano invece rinvenuti segni compatibili con lesioni da difesa. Altri rilievi includevano cirrosi epatica, coronaropatia trivascolare, sclerosi miocardica diffusa ed atrofia cerebrale.
Gli esami tossicologici evidenziavano unicamente tracce di nicotina e lidocaina a livello biliare.
L’esame istologico del materiale emetico del cane confermava la presenza di tessuti genitali maschili. Infine, la vittima risultava essere affetta da demenza fronto-temporale con una marcata componente di disinibizione sessuale e deliri persecutori, tanto che era solito dormire con un coltello da cucina sotto il cuscino e aveva una storia di abuso alcolico e pregressa emorragia intracerebrale.
La causa del decesso veniva quindi attribuita ad encefalopatia ipossica conseguente ad un’emorragia acuta dovuta alla mutilazione genitale.
Risultati
La porzione più caudale della lesione genitale era compatibile con una lesione da taglio, mentre quella craniale era attribuibile agli effetti di una predazione da parte del cane.
L’assenza di segni di lotta e di tracce ematiche al di fuori di quelle rinvenute sul corpo dell’uomo, era compatibile con il fatto che l’azione si fosse verificata nello stesso luogo in cui era stata rinvenuta la vittima, mentre la mancanza di danni alla canottiera, di lesioni da difesa e il fatto che la ferita era localizzata in un’area del corpo non coperta da indumenti, in associazione con la storia psichiatrica della vittima, erano indicativi di un gesto autolesivo.
L’assenza di morsicature agli arti e la presenza di abrasioni a livello inguinale erano suggestivi invece del fatto che l’uomo si trovasse già a terra al momento dell’attacco da parte del cane e che non avesse provato a difendersi da quest’ultimo.
Conclusione
L’amputazione genitale osservata era compatibile con una lesione da taglio seguita da una predazione ante-mortem da parte del cane, con la vittima supina a terra al momento dell’aggressione.
Tuttavia, il mancato rinvenimento di un’arma non consentiva di escludere il coinvolgimento di altri soggetti, con la scena che poteva essere stata alterata.
Pertanto la modalità del decesso non poteva essere considerata suicidaria “al di là di ogni ragionevole dubbio”.
Particolarità di questo caso sono l’inusuale associazione tra i due tipi di lesione ed il raro riscontro di una mutilazione genitale in un soggetto anziano e di una predazione in vita a livello genitale da parte di un cane
Bibliografia
1) Simonit, F., Moreschi, C., & Desinan, L. (2023). A fatal and unusual genital mutilation in an elderly man as a result of sharp force injuries and domestic dog predation. Forensic Science, Medicine and Pathology, 19(3), 398-402