La sfida diagnostica dello scavenging degli animali domestici nella pratica forense attraverso lo studio di un caso

Autori

  • K. Doci Laboratorio di Medicina Legale, Università degli studi di Parma – Via A. Gramsci 14, 43126 Parma (PR)
  • A. Buzzelli Laboratorio di Medicina Legale, Università degli studi di Parma – Via A. Gramsci 14, 43126 Parma (PR)
  • I. Tarozzi Department of Pathology and Laboratory Medicine, Brown University, - Providence, RI 02912, United States (RI)
  • L. Mastrogiuseppe Servizio Veterinario, Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche, A.S. Re. M – Piazza della Vittoria 14, 86100 Campobasso (CB)
  • V. Bugelli Laboratorio di Medicina Legale, Università degli studi di Parma – Via A. Gramsci 14, 43126 Parma (PR)

Abstract

Introduzione

La tafonomia è la scienza che studia la modalità con cui i resti organici di animali e vegetali passano dalla biosfera alla litosfera, riguardando tutti quei processi (come la decomposizione, la sepoltura e la conservazione) che interessano i resti organici dal momento della morte di un organismo (o dell’abbandono delle sue parti) fino alla loro fossilizzazione. La tafonomia forense è la branca della tafonomia che studia i processi postmortali che influenzano la conservazione e il recupero dei resti umani e aiutano a ricostruire le circostanze dell’evento morte.

Nel corso di sopralluoghi svolti in luoghi chiusi, come le abitazioni, si può occasionalmente riscontrare come l’animale domestico si sia nutrito dei resti cadaverici o abbia rimosso parti del corpo. La lesività post-mortem che ne deriva, specialmente nei cadaveri in avanzato stato di decomposizione, può porre problemi diagnostici al patologo forense.

Gli autori riportano un insolito caso in cui lo studio tafonomico è risultato fondamentale per inquadrare da un punto di vista eziopatogenetico la lesività.

Il cadavere di un uomo in avanzato stato di decomposizione è stato trovato supino sul pavimento della sua casa, vestito ed ampiamente colonizzato da larve di dittero. Un cane di razza bracco-pointer vagava liberamente nell’appartamento con porta aperta senza segni di effrazione e/o di colluttazione all’interno.

L’esame esterno e l’autopsia hanno mostrato la scheletrizzazione della testa con parziale assenza dell'osso piramidale in presenza della totale assenza delle ossa mascellari e mandibolari e il distacco di alcune vertebre cervicali. I restanti distretti ossei risultavano intatti. Non sono state rilevate altre lesioni traumatiche. L’autopsia ha dimostrato che la morte è stata causata da una malattia cardiaca ischemica.

Poiché le ossa mancanti non sono state trovate durante i due successivi sopralluoghi sulla scena del decesso e i dati indiziari supportavano scarsamente l'ipotesi di omicidio, è stato allestito con l'aiuto di un esperto di veterinaria forense, un esperimento controllato per verificare la riconducibilità di tale lesività al cane.

Materiali e Metodi

Un cane di razza bracco-pointer di peso simile è stato tenuto in condizioni di iponutrizione per due giorni all'interno di un recinto. Lo spazio era adeguato e l'acqua disponibile. Nel recinto sono state inserite ossa di maiale scheletrizzate e il comportamento del cane è stato osservato e filmato con una telecamera. Gli autori hanno anche catturato alcuni fotogrammi rilevanti. L'esperimento è stato ripetuto tre volte.

Risultati

Ogni volta, il cane ha consumato l'intera miscela di ossa di maiale in cinque giorni. Alla fine dell'esperimento, il cane presentava un buono stato di salute.

 

 

Conclusione

Nella letteratura forense è comunemente descritta l’attitudine degli animali domestici a nutrirsi dei resti cadaverici del proprio padrone, attingendo soprattutto ai tessuti molli della testa e del collo, con conseguente scheletrizzazione del volto. Quando si verifica anche il consumo di ossa, l'intera colonna vertebrale cervicale e lo splancnocranio vengono tipicamente rimossi, mentre la calotta cranica viene risparmiata. Il caso presentato rappresenta un'osservazione unica di un cane che ha selezionato solo poche ossa per nutrirsi, cibandosene completamente.

Nei casi in cui il cadavere in avanzato stato di decomposizione sia stato attinto in una o più sedi dall’animale domestico, può essere difficile distinguere i decessi dovuti a malattie naturali da quelli imputabili all’azione di terze persone, a causa dell'esteso trauma post-mortem causato dagli animali domestici che si nutrono del corpo dei loro proprietari. Un attento esame della scena, delle lesioni e la correlazione del tipo di animale coinvolto possono essere utili per ridurre la possibilità di errori diagnostici.

 

Pubblicato

2026-04-23