Distruzione e dispersione del cadavere da macrofauna: esperienza casistica

Autori

  • I. Fracassi Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Via Luciano Armanni 5, 80138, Napoli, Italia.
  • D. Gorga Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Via Luciano Armanni 5, 80138, Napoli, Italia.
  • P. Palermo Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Via Luciano Armanni 5, 80138, Napoli, Italia.
  • A. Porzio Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Via Luciano Armanni 5, 80138, Napoli, Italia. Dipartimento di medicina fisica e riabilitativa, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Via Luciano Armanni 5, 80138, Napoli, Italia.
  • A. Feola Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Via Luciano Armanni 5, 80138, Napoli, Italia.
  • F. Casella U.O.C. di Medicina Legale, A.O.R.N. Sant’Anna e San Sebastiano, Caserta
  • C. P. Campobasso Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Via Luciano Armanni 5, 80138, Napoli, Italia.

Abstract

Introduzione

Il consumo post-mortale dei cadaveri rappresenta una vera sfida per il medico legale in merito sia alla determinazione della causa di morte che alla stima dell’intervallo post-mortale (PMI). Il rapido consumo dei tessuti molli da parte della macrofauna altera la sequenza delle modificazioni post-mortali il che porta ad osservare quadri di decomposizione irregolare con parti anatomiche ben conservate a fronte di altre scheletrizzate o addirittura mancanti. Alcuni autori hanno proposto una relazione tra PMI e sequenza del consumo cadaverico e disarticolazione [1].

Materiali e metodi

Si riportano alcuni casi concernenti il consumo post-mortale di resti cadaverici da macrofauna, la relazione con l’ambiente di rinvenimento e PMI.

Risultati

Caso #1: nei giardini della Reggia di Caserta veniva rinvenuto un arto superiore destro in pre-scheletrizzazione, con tessuti in parte mummificati, disarticolato alla scapolo-omerale. Tre giorni dopo, a breve distanza, veniva rinvenuto un cadavere quasi scheletrizzato tra le siepi, privo dell’arto corrispondente. Anche l’arto superiore sinistro mostrava segni di disarticolazione a livello radio-ulnare, e carpo-metacarpico. Dopo l’identificazione della vittima, si apprendeva della sua scomparsa avvenuta 3 mesi prima del rinvenimento. Caso #2: un cadavere di sesso maschile veniva rinvenuto in una proprietà privata. Il corpo era privo di testa, collo e regione toracica superiore con esposizione della cavità toracica, priva degli organi interni. Nei tessuti residui del torace era però ancora visibile un foro d’entrata da arma da fuoco. Poco distante veniva rinvenuto un cranio con fratture multiple ed un cane di grossa taglia, la cui attività necrofaga risultava determinante nella distruzione riscontrata. I rilievi tanatocronologici e quelli circostanziali concordavano per un PMI di 12–24 ore. Caso #3: i resti scheletrizzati di un cadavere di sesso femminile venivano rinvenuti inumati in una fossa, in un’area boschiva. La gamba ed il piede destro risultavano assenti; il femore era privo dell’epifisi distale, con margini irregolari suggestivi per azione di consumo post-mortale. I consulenti del Pubblico Ministero datavano il decesso e l’inumazione in corrispondenza del periodo della scomparsa (maggio), mentre la difesa sosteneva che la sepoltura fosse avvenuta più tardi, in autunno, sulla base della limitata attività necrofaga.

Discussione e conclusioni

Nelle indagini medico-legali, l’esame di cadaveri che presentano un processo di decomposizione irregolare, deve necessariamente includere una valutazione delle lesività attribuibili alla macrofauna. Questa può infatti incidere in modo significativo sui processi trasformativi post-mortali, influenzando le stime tanatocronologiche e complicando la ricostruzione della causa di morte. È fondamentale considerare che gli episodi di consumo dei cadaveri da parte della fauna selvatica rappresentano manifestazioni multifattoriali del comportamento animale, la cui occorrenza risulta intrinsecamente variabile e non prevedibile nel singolo caso in quanto influenzata da numerose variabili quali lo stato della decomposizione, la stagionalità, la profondità di inumazione, la tipologia di fauna locale e le relative abitudini alimentari.

 

Bibliografia

1) Haglund, W.D.; Reay, D.T.; Swindler, D.R. 1989 Canid Scavenging/Disarticulation Sequence of Human Remains in the Pacific Northwest. Journal of Forensic Sciences, 34(3):587-606.

Pubblicato

2026-04-23