Attacco fatale da parte dell’orso: l’imprescindibilità di un approccio multidisciplinare
Abstract
Introduzione
Tra il 1999 e il 2002 la Provincia Autonoma di Trento, in collaborazione con il Parco Adamello Brenta e l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, e grazie ai fondi stanziati dall’Unione Europea, avviò il Progetto Life Ursus, finalizzato alla ricostituzione della fauna locale mediante l’introduzione di un nucleo di orsi provenienti dalla Slovenia meridionale.
A distanza di oltre due decenni, la popolazione di orsi in Trentino conta circa un centinaio di esemplari.
Gli attacchi degli orsi selvatici avvengono raramente e non si contavano attacchi mortali in Italia nell’ultimo secolo.
Nel presente lavoro, riportiamo il recente attacco mortale di un orso nei confronti di un runner avvenuto nel 2023 in Trentino-Alto Adige, analizzando i reperti patologico forensi, veterinari e genetici e sottolineando l’importanza dell’apporto multidisciplinare al fine dell’identificazione della causa, dei mezzi e delle modalità del decesso.
Materiali e metodi
Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2023, il corpo di un ragazzo di 27 anni veniva rinvenuto in un bosco nel comune di Caldes (TN), a circa 1200 metri di altitudine. Il cadavere, che giaceva in posizione supina, presentava diffuse e ampie lacerazioni degli indumenti e numerose e significative lesioni. Il Pubblico Ministero, nel sospetto di un attacco da animale selvatico, nominava un collegio peritale composto da un medico legale, un veterinario esperto di grandi carnivori e un genetista animale, incaricandoli di determinare la causa, l’epoca e le modalità del decesso, nonché di identificare il genere e la specie dell’animale responsabile e, qualora si fosse trattato di un orso, l’individuo coinvolto.
Indagine patologico forense umana e animale. L’autopsia giudiziaria evidenziava complessivamente 25 lesioni maggiori di tipo contusivo (escoriazioni, ecchimosi, ferite lacero-contuse), distribuite in tutti i distretti corporei e riconducibili a tre principali pattern: lesioni da morso, costituite da ferite penetranti circolari di 1–2 cm di diametro, in gruppi di due (morso incompleto) o quattro (morso completo); lesioni da graffio o artiglio, rappresentate da ferite penetranti, di forma allungata, talvolta con prolungamento escoriativo lineare, singole o in complessi di due-quattro lesioni parallele; lesioni da trascinamento, configurate come escoriazioni di forma e dimensioni variabili, provocate dal trascinamento del corpo sul terreno irregolare e ricoperto di vegetazione boschiva, inclusi frammenti di ramaglia. La causa di morte era identificata in un’insufficienza respiratoria con contestuale instaurazione di shock emorragico. L’analisi patologica forense veterinaria stabiliva la compatibilità delle lesioni con l’attacco di un plantigrado.
Erano inoltre analizzati campioni cutanei peri-lesionali, presunti reperti salivari sugli indumenti e peli rinvenuti sulla vittima. Le indagini genetiche effettuate, confrontate con il database nazionale dei genotipi degli orsi, consentivano di identificare il campione AP30, riconducibile a materiale salivare, come appartenente univocamente ad uno specifico individuo, catturato pochi giorni dopo nei boschi della zona dell’evento.
Risultati
Le risultanze dell’analisi comportamentale animale effettuata dal veterinario stabilivano che l’aggressione si sarebbe verificata nei pressi del sesto tornante della strada, dove il soggetto, scendendo di corsa, si sarebbe improvvisamente imbattuto con l’orso. La vittima, uscita nel tardo pomeriggio per svolgere attività fisica, presumibilmente percorreva la strada in discesa a velocità sostenuta, incrociando l’animale. L’uomo, istintivamente, si allontanava gettandosi nella boscaglia a valle del tornante, mentre l’orso, in una reazione di tipo difensivo, lo inseguiva, lo raggiungeva e infine lo aggrediva.
Conclusione
L’epicrisi delle evidenze patologico-forensi ha permesso di individuare quale causa della morte del soggetto un quadro di insufficienza respiratoria in un contesto di emorragia massiva e protratta nel tempo. Le caratteristiche delle lesioni risultavano pienamente compatibili con un’aggressione da parte di un orso, successivamente identificato tramite analisi genetiche.
Il lavoro congiunto delle diverse figure professionali ha consentito di ricostruire la dinamica dell’evento e di stabilire, sulla base dei pattern lesivi e dei visceri risparmiati, che l’attacco fosse di natura difensiva e non predatoria, confermando l’imprescindibilità di un apporto multidisciplinare nell’indagine di eventi fatali che coinvolgono la fauna selvatica.