Un incontro inaspettato: aggressione fatale di una volpe
Abstract
Introduzione
Pur rilevando un incremento delle interazioni tra uomo e fauna selvatica e un crescente interesse scientifico verso il comportamento predatorio di vari animali [1], la raccolta di informazioni relative a fenomeni di predazione da parte di specie che raramente danno luogo a tali fenomeni, rimane una sfida.
Questo lavoro espone l’analisi di un caso autoptico di predazione ante-mortem da parte di una volpe rossa, un evento unico nel panorama nazionale italiano, offrendo utili informazioni riguardo alle abitudini predatorie di questa specie rispetto ad altri Canidi.
Il caso riguarda un uomo di 74 anni affetto da demenza che veniva ritrovato privo di coscienza in un campo, 12 ore dopo essere stato dichiarato scomparso, avendo trascorso la notte all’aperto, esposto a basse temperature ambientali. Lo stesso si presentava gravemente mutilato a livello del volto e dei genitali e con altre numerose ferite, apparentemente ascrivibili ad attività di macrofauna. Il soggetto era ospedalizzato, ma decedeva poche ore dopo.
Materiali e Metodi
L’esame esterno del cadavere permetteva di repertare sugli indumenti della vittima tracce di saliva e alcuni peli, avvalorando il sospetto di attribuzione animale delle varie ferite. Inoltre, si rilevavano lesività di natura lacero-contusiva e mutilante a livello del volto (occhio destro, breccia cutanea estesa dall’orecchio di destra al ramo mandibolare e alla regione cervicale, orecchie) e dei genitali esterni, riscontrando anche diffuse lesioni rotondeggianti disposte a coppie, soprattutto agli arti, tutte con una distanza tra loro di 2 e 2,5 cm, suggestive dell’azione di morsi (per azione per lo più di canini). Alla sezione cadaverica, le lesività risultavano superficiali e quelle mutilanti non coinvolgevano strutture vascolo-nervose di importanza vitale, mentre l’analisi dei preparati istopatologici rilevava solo la presenza di stasi ematica nella maggior parte degli organi esaminati (encefalo, cuore, reni, fegato, polmoni e milza). In collaborazione con un laboratorio veterinario, i campioni di saliva e di peli erano sottoposti ad indagini genetiche.
Risultati. La scarsa profondità delle lesività rilevate e i dati circostanziali clinico-sanitari raccolti portavano ad attribuire il decesso dell’uomo alle conseguenze fisiopatologiche terminali di una condizione di ipotermia, aggravata ed accelerata dalla perdita ematica acuta conseguente all’aggressione animale. Le lesività repertate, alla luce delle loro caratteristiche e dei distretti anatomici colpiti, risultavano suggestive dell’azione di un Canide [2], identificato mediante le successive indagini genetiche come appartenente alla specie Vulpes vulpes. Considerata l’eccezionalità dell’evento, si tentava la ricerca del genoma del virus Rabies lyssavirus, agente eziologico della Rabbia.
Conclusione
Lo studio comparato delle lesività, in particolar modo delle lesioni da morso, risulta fondamentale per l’interpretazione di casi di predazione animale allo scopo di risalire alla specie coinvolta nell’aggressione. Quando da solo non è sufficiente, l’indagine genetica può rivelarsi l’unico metodo valido e affidabile per la conferma della specie animale. Nel caso in oggetto, proprio l’indagine genetica consentiva di identificare il predatore in una volpe rossa, un animale selvatico che raramente aggredisce l’uomo. L’eccezionalità del caso solleva interrogativi rilevanti: se si tratti di un’anomalia isolata o del possibile segnale prodromico di un’evoluzione comportamentale ancora misconosciuta nei Carnivori selvatici. L’episodio, raro nella Letteratura nazionale, apre invero uno spiraglio su un ambito ancora poco esplorato della biologia comportamentale, in cui specie tradizionalmente considerate non aggressive manifestano pattern predatori inattesi. D’altro canto, l’accurato studio delle lesioni del caso di specie, potrebbe divenire un punto di riferimento per la valutazione medico-legale di lesioni ascrivibili ad aggressione da parte di Vulpes vulpes.
Bibliografia
1) Soulsbury CD, White PCL. Human–wildlife interactions in urban ecosystems. Wildl Res. 2015;42(7):iii. doi:10.1071/WRv42n7_PR. 2.
2) Viciano J, López-Lázaro S, Tanga C. Post-mortem dental profile as a powerful tool in animal forensic investigations—A review. Animals. 2022;12(16):2038. doi:10.3390/ani12162038.